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Terra di mezzanotte

di Sonia Antinori

regia Heidrun Kaletsch

con Sonia Antinori, Fausto Caroli, Silvia Gatti, Lucia Mascino,
Bintou Ouattara, Paolo Romano, Tommaso Massimo Rotella,
Alberto, Torquati, Filippo Ughi
e con Marta Amico, Filippo David, Teaodoro Gallucci, Irene Leali, Bianca Ottaviani,
Lara Primucci, Marianna Rotella, Giovannino Sassaroli, Ivana Zannotti

movimenti scenici Tommaso Massimo Rotella
coreografie Silvia Gatti
disegno luci Francesco Dell’Elba

Malte in collaborazione con Leo Sigh’s Bologna, AMAT e Teatro Stabile delle Marche

Molti teatri italiani di piccola e media dimensione ospitavano nei decenni centrali del Novecento feste da ballo, in concomitanza con particolari occasioni stagionali. In questi momenti la cittadinanza trovava nell’edificio del teatro il luogo nel quale celebrare la propria identità culturale. Molte memorie sono connesse alle feste in teatro: i più giovani vi trovavano opportunità di incontro e a volte di conoscenza, gli adulti e gli anziani fonte di socializzazione: per tutti, quello del veglione, era un momento extraordinario, di svago, divertimento e distrazione.
Le feste in teatro ritraggono una società di passaggio, trasversale, in cui la cultura da contadina si fa urbanizzata e il dialogo tra le diverse classi è reso possibile da una gioiosa condivisione, che sospende le gerarchie del quotidiano.
Come nelle antiche feste carnascialesche, in cui si è ravvisata l’origine del teatro, durante le feste da ballo l’intera società diventa protagonista: contribuisce attivamente alla realizzazione di un evento che ne sancisce il carattere.
Terra di Mezzanotte  nasce come recupero della memoria di quell'età dell’innocenza, in cui l’identità non era ancora esplosa nella frammentazione centrifuga di un mondo senza confini e specificità, ma era piuttosto covata nei limiti di una comunità garantita dalle sue piccole dimensioni. Il progetto si è sviluppato a partire da un intenso lavoro sul campo: l’esplorazione di quel mondo attraverso la testimonianza diretta è stato alla base della stesura del testo teatrale originale. L’intreccio tra episodi storici e aneddoti privati fonda una  complessa drammaturgia teatrale. Lo spettacolo contiene i germi della memoria del luogo, senza sottrarsi all’ambizione di una più estesa rappresentatività: quella di un paese, l’Italia, sulla soglia di un’epocale salto economico e identitario.
Lo spettacolo ha debuttato in forma di studio con un ensemble di attori professionisti affiancato da attori non professionisti - depositari della memoria locale -, all’interno del Teatro Mestica di Apiro (MC), il 31 dicembre 2006: la compagnia ha ricreato la festa dell'ultimo dell'anno all’interno dello spazio teatrale, debitamente allestito per l’occasione, sgombrato delle poltrone della platea, per valorizzare la pianta centrale e restituirla, eccezionalmente, come nell’antica festa alla comunità tutta.
L'anno seguente la stessa performance/festa è stata ricreata al Teatro La Vittoria di Ostra, con un cast rinnovato.


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