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Cronache del bambino anatra

di Sonia Antinori

regia Gigi Dall’Aglio

con Maria Ariis e Carla Manzon

scene Enzo Sammaritani
costumi Ilaria Bomben
disegno luci primo allestimento Andre De Bortoli
disegno luci tour 2016-2018 Angelo Cioci

ufficio stampa primo allestimento Cristina Savi
ufficio stampa tour 2016-2018 Annalisa Pavoni
organizzazione Michela Cavaterra
foto di scena Luca D'Agostino

MALTE in coproduzione con Teatro Verdi Pordenone (2016) e Artisti Associati Gorizia (2017/2018)
con il sostegno di Fondaione CRUP
si ringrazia ERT (Emilia Romagna Teatro Fondazione) per la collaborazione

con il patrocinio di AID (Associazione Italiana Dislessia) e di ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani) Lombardia

La nostra società non ama le imperfezioni. Esse sollecitano il sospetto, in qualche caso il rifiuto. Si teme la differenza, quindi si evita di comprenderla. La vita degli imperfetti diviene solitaria, dolorosa, forse rancorosa. Questo spettacolo li racconta, gli imperfetti, a partire dall'età più bella, a volte disgraziatamente infelice: l'infanzia.
 
Cronache del bambino anatra è incentrato sul tema della differenza, a partire dalla dislessia, il disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) connesso con la difficoltà di lettura, che riguarda una percentuale altissima di individui (in Italia dal 3% al 5% dei bambini, nei paesi anglofoni addirittura il 17%). Solo da qualche anno la nozione di DSA e la legge 170 hanno sollevato da un giudizio di valore i bambini che a causa di questa caratteristica per molti anni sono stati vittime di una generale incomprensione. Scritto da Sonia Antinori, il lavoro ha solo due personaggi in scena, interpretati da Maria Ariis e Carla Manzon, sotto la direzione elegante ed attenta di un regista di spicco della scena italiana, Gigi Dall’Aglio. Il testo è nato dopo due anni di studi diretti e ricerche approfondite in cui sono stati ascoltati soggetti direttamente coinvolti, insegnanti, genitori, studiosi, e in cui ci si è avvalsi della consulenza del professor Giacomo Stella, massimo esperto scientifico italiano sull'argomento e animatore di iniziative e progetti fondamentali per la costruzione di una consapevolezza diffusa nella società civile. La scelta di una retrodatazione consente di mettere a fuoco il problema all'epoca in cui comunità scientifica e società civile non avevano ancora scoperto la vera natura di tali problemi, contribuendo a comprendere conflittualità e disagi che anche oggi continuano a colpire ambiti come scuola e famiglia. Ciò che ne è scaturito – spiega l’autrice - è semplice come una fiaba, con personaggi immediatamente riconoscibili (una madre, un figlio) e una struttura classica, in questo caso smontata a rimontata con salti temporali che tratteggiano cinquant'anni di vita. Da quando, come dice Peter Handke, «il bambino era bambino», nei favolosi anni Sessanta, fino ai giorni nostri, questa piccola storia d'amore è punteggiata di quegli ordinari strappi, di quelle incomprensioni e quei ritrovamenti, delle cadute e risalite che riecheggiano nell'intimo di ogni esperienza umana. Mentre il bambino si fa adulto e la madre, sempre più fragile, scivola lentamente via, i ruoli si invertono secondo la crudele organicità del ciclo vitale e l'uomo è costretto a riscoprire l'imperfezione più grave, che bilancia e compensa tutte le altre: il suo essere mortale.”
Lo spettacolo ha debuttato al Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone nell'ottobre 2016 e da allora è in tour.


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